Con grande piacere apro ufficialmente questo blog con un post su Engaging the reader, che lo scorso 14 Novembre mi ha vista spettatrice affascinata di una serie di tavole rotonde popolate da personaggi veramente interessanti.

Per chi non avesse la benché minima idea di cosa sia stato Engaging e volesse sapere cosa si è perso rimando al link ufficiale qui o all’hashtag #Engaging11. Comunque in sintesi è stato il workshop del master in Professione editoria dell’ Università Cattolica di Milano, a mio parere veramente ben fatto.

A distanza di una settimana o poco più, scemato l’entusiasmo iniziale, posso dire ciò che mi ha colpito maggiormente e mi è rimasto impresso. Per non annoiare nessuno condenso il tutto in qualche punto essenziale. :)

  • M. Mezza (giornalista Rai), il giornalismo 2.0 – Il web è un’innovazione sociale che si basa sulla cooperazione tra eguali, che sta portando alla disintermediazione: distribuire informazioni sta diventando una pratica sociale di massa e in realtime. Compare la sesta w del giornalismo: while, che implica la necessità di comunicare la notizia nel momento stesso in cui avviene.
  • Ancora M. Mezza – L’ e-book non cambia solo la lettura, ma anche la scrittura. Si passa dal broadcasting al browsing: l’utente non si ferma a leggere le pagine, ha ansia di navigare di più, cliccare di più. Questo sta portando all’affermazione del design della scrittura: il giornalista deve saper costruire un’architettura dell’informazione.
  • Concetto che emerge dalle varie esposizioni – L’editoria digitale implica non tanto di adattare i contenuti esistenti a nuove piattaforme ma di ripensare i contenuti stessi. Ritornando alle parole di Mezza, da una prima fase di traduzione dal cartaceo al digitale stiamo passando alla seconda in cui il punto chiave è: scrivere nel digitale.
  • Oliver Reichenstein di IA fa un’interessante disquisizione applicando i principi della retorica all’architettura dell’informazione (di questo intervento parlerò in un post più approfondito). A suo parere, e io concordo in pieno, le case editrici nel realizzare i loro prodotti digitali non stanno facendo attenzione alla grafica. Il risultato è una versione elettronica amatoriale, risultato di una cruda trasposizione del cartaceo in ambiente digitale.
  • A. Antonietti, docente di psicologia ci parla della lettura come atto sociale ed emotivo e pone un fondamentale quesito: “Le tecnologie digitali possono amplificare la dimensione socialedella lettura?”. Lascio a voi lettori la risposta!(Su quest’ ultimo punto, per chi fosse interessato ad approfondire, mi torna in mente quello che scriveva G. Granieri qualche tempo fa in questo articolo.)

Questi sono solo dei piccoli assaggi di un’intera giornata dedicata all’ editoria digitale, giornata intensa e stimolante. Unica nota negativa: il tempo tiranno che non ha permesso di fare molti approfondimenti, ma d’altronde non possiamo farci niente, tutte le cose belle prima o poi finiscono!